Aggiornato il :  sabato 31 ottobre 2009 alle 12:10:33

(Massa Carrara - Geologia - Marmo) REPETTI Emanuele, Sopra l'Alpe Apuana ed i marmi di Carrara cenni di Emanuele Repetti

7389. (Umanesimo - Opere latine - Letteratura italiana) PONTANO Giovanni Gioviano, Ioannis Ioviani Pontani. De Aspiratione libri duo. Charon dialogus. Antonius dialogus. Actius dialogus. Aegidius dialogus. Asinus dialogus. De sermone libri sex. Belli, quod Ferdinandus senior Neapolitanus rex cum Ioanne Andeganiensium duce gessit, libri sex. Venetiis, in aedibus Aldi, et Andreae soceri, 1519.

 

In-8° (20 x 12,3 cm), carte 318, legatura successiva, probabilmente settecentesca, in piena pelle, alle armi, con piatti decorati da una cornice di dentelles in oro; al centro del piatto anteriore, entro una doppia cornice ovale a motivi fitomorfi in oro, stemma gentilizio ovale, anch'esso in oro, alla fascia increspata, accompagnata da tre corone radiate, due più piccole, accostate, in capo, ed una più grande, in basso. Tagli dorati. Legatura con restauro moderno: il dorso a sette scomparti, con fregi in oro, è stato rimontato, provvisto, all'altezza del secondo scomparto, di un nuovo tassello in pelle con titoli in oro, e le cerniere sono state rinforzate con inserti in pelle, simile, nel colore, a quella della legatura. Legatura un po' stretta. Una gora d'umido riguarda tutto il volume: detta gora, più estesa ed evidente, digradando nell'intensità, da carta 1 a carta 170, più contenuta e leggera nelle restanti carte, ha fatto sì che il supporto cartaceo, nelle parti da essa interessate, assumesse una tonalità più scura, color beige chiaro, rispetto al tono di bianco della sua colorazione originaria; questa patina, tuttavia, non pregiudica, in alcun modo, la leggibilità e la fruibilità del testo, né, di fatto, può essere registrata come deturpante. Rinforzo in carta giapponese lungo il bordo interno delle due carte di guardia, sia anteriori, che posteriori. Per il resto, ben conservato. Si tratta del solo volume secondo della prima edizione dell'opera omnia del Pontano, stampata, in tre volumi, a Venezia, dagli eredi di Aldo Manuzio e da Andrea Torresano, tra il giugno 1518 e il settembre 1519. L'esemplare si presenta completo della carta bianca 48 e ha il pregio di conservare intatto il celebre dialogo "Charon" che, censurato dall'autorità ecclesiastica, fu eliminato, o del tutto, o parzialmente, in molte copie.     

                                                                                   € 1.800,00

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(Massa Carrara - Geologia - Marmo) REPETTI Emanuele, Sopra l'Alpe Apuana ed i marmi di Carrara cenni di Emanuele Repetti

7390. (Conquista spagnola - Nuovo Mondo - Questione indigena) LAS CASAS Bartolomé de, Istoria o brevissima relatione della distruttione dell'Indie Occidentali di monsig. reverendiss. don Bartolomeo dalle Case, o Casaus, Sivigliano dell'Ordine de' Predicatori; et vescovo di Chiapa città regale nell'Indie. Conforme al suo vero originale. in Venetia, presso Marco Ginammi, 1630.

 

In-16° (19,7 x 14 cm), pp. (16), 150, (2), legatura coeva in pergamena semirigida con titoli manoscritti al dorso (un po' sbiaditi). Normali segni d'uso (piccole mancanze) agli angoli esterni del piatto anteriore. Testo disposto su due colonne per pagina, che ospitano una l'originale spagnolo, l'altra la traduzione italiana. Nel bordo inferiore del frontespizio, sigla di appartenenza "R. M." datata 1653. Piccolo, leggero alone d'umido, che non interessa il testo, nella parte inferiore del margine esterno dei fogli ospitanti le prime 16 pagine non numerate, delle dimensioni massime di 4 cm di altezza per 1,1 cm di larghezza, più evidente nei primi fogli interessati, più contenuto e meno marcato nei restanti (si veda foto del frontespizio). Alcuni fascicoli presentano arrossature alle pagine, dovute al tipo di carta. Nel margine esterno del foglio con le pagine 149-150, mancanza, che non riguarda il testo, ben reintegrata con carta giapponese. Nel margine inferiore delle pagine dalla 47 all'ultima, all'altezza dell'angolo inferiore interno, piccolo lavoro di tarlo, che non riguarda il testo: da pagina 65 in poi, dove, pur essendo sempre contenuto, si mostrava più evidente rispetto alle pagine precedenti (in particolare tra pagina 65 e pagina 90), è stato sistemato da intervento di restauro eseguito reintegrando le parti erose con carta giapponese. Piccolo foro di tarlo nell'angolo superiore interno delle pagine dell'ultimo fascicolo, lontano dal testo, anche in questo caso restaurato. Alcune "maniculae" disegnate a penna nel margine di qualche pagina, un paio di brevissime notazioni a penna ad integrazione del testo, sia le prime, che le seconde, di mano coeva. Nella parte superiore della controguardia posteriore, nota a penna, di mano coeva, su cinque righe, di argomento storico. Le ultime due pagine ospitano un elenco di titoli impressi dall'editore Ginammi. Si tratta della seconda edizione italiana, dopo la prima del 1626, stampata sempre a Venezia dal medesimo editore, della celebre opera del domenicano spagnolo sulle condizioni di vita degli indigeni nelle terre del Nuovo Mondo governate dagli spagnoli e sulle atrocità commesse da questi ultimi sulle popolazioni locali. La princeps dello scritto era stata pubblicata a Siviglia nel 1552. Bartolomé de Las Casas nacque a Siviglia nel 1484. Recatosi per la prima volta in America, sull'isola di Hispaniola (Santo Domingo), nel 1502, al seguito del governatore Nicolás de Ovando, a partire dal 1505, gli fu assegnato in encomienda un certo numero di indios che lavoravano per lui nelle miniere e nelle terre, facendo prosperare i suoi affari. Ordinato sacerdote nel 1510, visse nelle isole di Hispaniola e di Cuba come clérigo e encomendero fino al 1513-14, data della sua prima conversione alla causa indigena, quando, suscitando grande stupore nei connazionali, rinunciò alle sue proprietà e liberò gli indigeni per dedicarsi alla difesa dei loro diritti. Inizialmente il suo impegno, che lo porterà, nel corso degli anni, a tornare più volte in Spagna e a percorrere migliaia di leghe nel Nuovo Mondo, fu volto al tentativo di riformare la legislazione riguardante le Indie e alla messa in atto di esperimenti di un tipo di colonizzazione alternativa non violenta, intendimenti e prove che non ebbero però grande successo. Frustrato da queste esperienze, nel 1522 decise di entrare nell'Ordine domenicano (la cosiddetta seconda conversione), ritirandosi nel convento dell'isola di Hispaniola per un periodo di riflessione che durò una decina d'anni, periodo durante il quale iniziò a scrivere alcune delle sue opere principali, in cui offriva una puntuale descrizione delle qualità fisiche, morali e intellettuali degli indios, finalizzata alla difesa dell'umanità degli abitanti del Nuovo Mondo, contro la tesi della loro irrazionalità e bestialità avanzata da altri suoi contemporanei, e in cui riportava dettagliati resoconti delle vessazioni e delle atrocità compiute dai colonizzatori. Tornò quindi ai suoi viaggi attraverso l'America centrale e alle traversate oceaniche, compiute per svolgere opera di persuasione presso la Corte e il Consiglio delle Indie, opera che sortì, almeno in parte, gli effetti da lui sperati, in quanto le sue testimonianze e le sue posizioni esercitarono una notevole influenza nella promulgazione delle Leyes Nuevas del 1542, che limitavano fortemente l'encomienda coloniale. Nel 1543 fu nominato dall'Imperatore Carlo V vescovo della diocesi del Chiapas, nella penisola dello Yucatan, dove si recò nel 1546. Tuttavia, l'ostilità dei suoi connazionali, ai quali negava l'assoluzione finché non avessero liberato gli indios a loro assoggettati, lo obbligò a ritirarsi dalla diocesi e a ritornare definitivamente in Spagna nel 1547. Nel 1550, partecipò alla famosa Giunta di Valladolid, consiglio di giuristi e teologi convocato da Carlo V con lo scopo di discutere la natura giuridica e spirituale delle popolazioni native dell'America centrale e meridionale, sottomesse al potere spagnolo. In essa, le sue teorie, che affermavano la naturale bontà degli indios e si esprimevano a favore della loro pacifica conversione, si contrapposero a quelle di Juan Ginés de Sepúlveda, rappresentante del pensiero colonialista, che sostenevano che gli indigeni fossero servi per natura, che la guerra mossa contro di loro fosse conveniente e giusta a causa della gravità morale dei delitti di idolatria, dei peccati contro natura e dei sacrifici umani da loro commessi e che, infine, l'assoggettamento avrebbe favorito la loro conversione alla fede. Visto che, dalla disputa, non uscì nessun vincitore, questa venne nuovamente convocata l'anno seguente, ma la commissione di esperti non prese alcuna decisione ed entrambi i contendenti si considerarono vincitori. È da sottolineare, però, che l'imperatore era propenso ad accettare le sue tesi, soprattutto per limitare il potere degli encomenderos. Tra il 1552 e il 1553, a Siviglia, presso i tipografi Sebastian Trugillo e Jacome Cromberger, diede alle stampe otto dei suoi trattati. Negli ultimi anni della sua vita si oppose alla richiesta da parte dei conquistadores di ottenere dal re Filippo II la perpetuità dell'encomienda. In seguito alla proibizione del re di trattare pubblicamente le questioni relative alle Indie, dal 1556 non diede più alle stampe i suoi numerosi manoscritti. Morì a Madrid nel 1566.  Titolo completo: Istoria o brevissima relatione della distruttione dell'Indie Occidentali di monsig. reverendiss. don Bartolomeo dalle Case, o Casaus, Sivigliano dell'Ordine de' Predicatori; et vescovo di Chiapa città regale nell'Indie. Conforme al suo vero originale spagnuolo, gia stampato in Siviglia. Tradotta in italiano dall'eccell. sig. Giacomo Castellani già sotto nome di Francesco Bersabita. Dedicata all'Amicitia.

                                                                                   € 1.850,00

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(Massa Carrara - Geologia - Marmo) REPETTI Emanuele, Sopra l'Alpe Apuana ed i marmi di Carrara cenni di Emanuele Repetti

7391. (Storia antica e moderna - Letteratura greca e latina - Militaria) NANNINI Remigio, Orationi militari. Raccolte per M. Remigio fiorentino, da tutti gli historici greci e latini, antichi e moderni. Con gli argomenti, che dichiarano l'occasioni, per le quali elle furono fatte. in Vinegia, appresso Gabriel Giolito de' Ferrari, 1560.

 

In-8° (23,5 x 15,5 cm), pp. (36), 1004, legatura ottocentesca in mezza pelle, con titoli in oro su tassello e fregi in oro al dorso. Fenditure, restaurate, nella parte superiore ed inferiore delle cerniere. Normali segni d'uso ai piatti della legatura, in particolare ai labbri. Marca tipografica al frontespizio. Con centinaia di bei capilettera xilografici animati. Nel margine inferiore del frontespizio, piccolo timbro ovale, parzialmente sbiadito. Sempre al frontespizio, due piccolissime mancanze all'interno dello spazio occupato dal timbro e una piccola mancanza nel bordo inferiore della pagina, tutte ben reintegrate con carta giapponese (vedi foto). Alcuni leggeri aloni d'umido. Piccoli segni a penna, di mano coeva, nel margine esterno della pagina con la "Tavola de gli storici contenuti nella presente opera". Al fascicolo MM, invertite la carte MM3-MM4 e le carte MM5-MM6, ma testo completo e corretto. Nella parte inferiore del margine esterno della carta con le pagine 103-104, uno strappo, senza perdite, che non interessa il testo, ben rimarginato e una piccola mancanza, lontano dal testo, reintegrata da piccolo intervento di restauro. Alle carte ospitanti le pagine 167-168, 473-474, 489-490, 643-644 e 645-646, mancanza nell'angolo inferiore esterno, lontana dal testo, reintegrata con carta giapponese. Un piccolo foro, anche in questo caso, lontano dal testo, nel margine esterno delle carte con le pagine 379-380 e 421-422, ben riparato. Per il resto, molto ben conservato. Si tratta della seconda edizione giolitina, riveduta e ampliata dall'autore, dopo la prima pubblicata nel 1557. L'opera raccoglie orazioni militari, volgarizzate, riprese dai più importanti storici dell'antichità classica e del Rinascimento. Remigio Fiorentino, al secolo Remigio Nannini, domenicano, fu scrittore e traduttore. Nato a Firenze nel 1518, compì gli studi nel convento cittadino di Santa Maria Novella, dove ricevette l'ordinazione sacerdotale e percorse le tappe ordinarie della carriera accademica. Intorno al 1554-55, si trasferì ad Ancona, per passare poi, nel 1556, a Venezia, nel convento dei SS. Giovanni e Paolo (S. Zanipolo), al quale fu formalmente transfiliato nel 1564. In laguna rimase per il resto della vita, fatta eccezione per un breve soggiorno a Roma, nel 1569, chiamato da Pio V, che gli aveva commissionato la revisione delle opere di San Tommaso, uscite poi nel 1570-71. Fu uno dei più attivi collaboratori della tipografia del Giolito, per la quale pubblicò molte sue opere e curò un numero cospicuo tra edizioni e traduzioni di altri autori, antichi e moderni. Morì a Firenze nel 1580, per una febbre improvvisa, durante un breve soggiorno nella sua città natale. Di seguito la "Tavola de gli storici contenuti nella presente opera": Orationi di Tucidide, de' fatti de' Greci; Di Herodoto, delle cose de' Persi; Di Senofonte, de' fatti di Ciro minore; Del medesimo, de' fatti di Ciro maggiore; Del medesimo, de' fatti de' Greci; Di Dionisio Alicarnaseo, delle cose de' Romani; Di Polibio, delle guerre esterne de' Romani; Di Appiano Alessandrino, delle guerre esterne; Del medesimo, delle guerre civili; Di DIone, delle cose de' Romani; Di Cornelio Tacito, delle cose de gli Imperadori di Roma; Di Herodiano, de' fatti de gli Imperadori Romani; Di Iosefo, della guerra Giudaica; Di Plutarco, delle Vite; Di Tito Livio; Di Salustio, della congiura di Catilina, e contra Iugurta; Di Cesare, de' suoi fatti in Francia; Di Quinto Curtio, de' fatti d'Alessandro Magno; Di Egesippo, della guerra Giudaica; Di Ammiano Marcellino, de gli Imperadori Romani; Di Procopio, de' fatti de' Gotti; Di Sassone grammatico, delle cose della Datia; Di Lionardo Aretino, delle cose di Fiorenza; Di Poggio Fiorentino, delle guerre de' Fiorentini col Duca di Milano; Di Marco Antonio Sabellico, delle cose de' Venetiani; Di Paolo Emilio, dell'historie di Francia; Di Benedetto Accolti, dell'impresa di Terra santa; Del Corio, delle cose di Milano; Di Nicolò Machiavelli, delle cose di Fiorenze; D'Agostino Giustiniano, de' fatti de' Genovesi; Di Galeazzo Capella, delle guerre di Milano, per Francesco Sforza; Del Cardinal Bembo; Dell'origine de' Barbari; Dell'Historie de' Turchi; Di Monsignor Giovio, prima parte; Del medesimo, seconda parte; Di Girolamo Faletti, delle guerre di Lamagna; Di Ascanio Centorio, delle guerre di Transilvania. Titolo completo: Orationi militari. Raccolte per M. Remigio fiorentino, da tutti gli historici greci e latini, antichi e moderni. Con gli argomenti, che dichiarano l'occasioni, per le quali elle furono fatte. Con gli effetti, in questa seconda editione, che elle fecero ne gli animi di coloro, che l'ascoltarono, dove sommariamente si toccano l'Historie di tutti i tempi. Con l'aggiunta di molti historici et orationi, non impresse nella prima. Dal medesimo autore diligentemente corrette.

                                                                                   € 590,00

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(Massa Carrara - Geologia - Marmo) REPETTI Emanuele, Sopra l'Alpe Apuana ed i marmi di Carrara cenni di Emanuele Repetti

7393. (Napoli - Arte - Storia) CELANO Carlo, Delle notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli, per gli signori forastieri; date dal canonico Carlo Celano Napoletano, divise in diece giornate, in ogni una delle quali si assegnano le strade, per dove assi a camminare. in Napoli, Nella Stamperia di Gianfrancesco Paci, 1758-1759.

 

Dieci tomi in tre volumi in-16° (15,3 x 9 cm), pp. (12), 281, (7); 214, (2) al primo volume; 346, (2); 174, (6), al secondo volume; 172; 96; 132; 52; 80; 120 al terzo volume, legatura coeva in piena pergamena con titoli in oro impressi al dorso. Tagli decorati a spruzzo. Con un ritratto del Celano, inciso su rame, all'antiporta e tredici tavole, anch'esse incise su rame, fuori testo, più volte ripiegate, tra le quali una veduta di Napoli a volo d'uccello e una veduta di Chiaia e Posillipo con il Vesuvio fumante. Piccolissimo strappo, senza perdite, perfettamente rimarginato da intervento di restauro, nel margine interno delle tavole alla prima giornata e ad una alla seconda. Qualche piccolo, leggero segno d'umido, per il resto esemplare in ottimo stato di conservazione. Rara edizione. Alla prima giornata, le pagine 1-56 ospitano le "Notizie generali della nostra città di Napoli". Si tratta della terza edizione della famosissima guida di Napoli del Celano. L'opera aveva incontrato un grande successo e già all'epoca sia gli esemplari della princeps, stampata a Napoli nel 1692 da Giacomo Raillard, sia quelli della seconda edizione, uscita nel 1724, sempre a Napoli, dai torchi di Gianfrancesco Paci, erano divenuti assai rari. Il tipografo Paci decise dunque di ripubblicarla, riveduta, corretta, aggiornata e ampliata, sia nel testo che nell'apparato iconografico, avvalendosi, come lui stesso riporta nell'avviso "Al leggitore" al tomo primo, dell'aiuto di "una persona alquanto versata in queste materie": le aggiunte al testo vennero impresse in carattere corsivo, perché meglio potessero essere distinte dalle notizie già riportate dalle edizioni precedenti. Francescantonio Soria, nel tomo primo delle sue Memorie storico-critiche degli storici napoletani (Napoli, nella Stamperia Simoniana, 1781), indica il giureconsulto Domenico Pullo come curatore di questa terza edizione. Carlo Celano (Napoli, 1617 - ivi, 1693), fu un avvocato, letterato, ecclesiastico ed erudito napoletano. Compiuti gli studi giuridici, con il conseguimento della laurea nel 1642, la sua iniziale attività forense si interruppe nel 1647 a seguito di una condanna subita per aver redatto uno scritto in favore della sommossa di Masaniello, condanna per la quale dovette scontare anche una pena detentiva. Riottenuta la libertà, decise di intraprendere la carriera ecclesiastica, iscrivendosi alla Congregazione delle missioni apostoliche di Napoli. Nel 1664 fu nominato canonico del duomo. Il grande amore che nutrì per la sua città lo spinse a tentare di ricostruire la tradizione artistica partenopea, avvalendosi da una parte delle vaste conoscenze accumulate in anni di ricerche compiute in archivi e biblioteche, dall'altra dedicandosi direttamente ad indagini di tipo archeologico, tanto da divenire, di fatto, un vero e proprio storico dell'arte di Napoli. Con lo pseudonimo di Ettore Calcolona, fu autore teatrale e satirico. La sua produzione drammatica è tutta ascrivibile all'interno di quel teatro italo-spagnolo che tanto successo riscosse nella Napoli di fine Seicento. Come scrittore satirico, nelle sue opere indirizzò i suoi strali contro l'occultismo, i censori, il vestire alla moda, le feste. Un anno prima della morte, nel 1692, pubblicò, con dedica al papa Innocenzo XII, le Notizie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli per gli signori forastieri. Si trattava di una vera e propria guida, funzionale, concepita con criteri moderni, basata su un cospicuo numero di fonti, in cui i visitatori venivano accompagnati di strada in strada, secondo un itinerario che, partendo dalla cattedrale, approdava, dopo diverse tappe distribuite in dieci giornate, al borgo di Santa Maria di Loreto e da qui ad alcuni casali vicini, fino ad arrivare in cima al monte Somma e al Vesuvio. L'opera riscosse un grande successo e fu ristampata più volte, aggiornata, nel corso degli anni seguenti. Di seguito il dettaglio della collocazione e dei titoli delle tavole: alla giornata prima, "La fedelissima città di Napoli", "Guglia di S. Gennaro", "Cappella del Cardinal Filamarino in SS. Apostoli"; alla giornata seconda, incisione relativa all'antico teatro romano di Napoli: "A. Muraglia grande che sta dentro la Casa de' PP. Teatini - B. Porta per la quale si entrava ne' Balconi - C. Segni de' gattoni de' marmi che sostenevano i Balconi - D. Prospetto delle nicchie che stanno in piedi - E. Vottanti fatti da Tito Imp. quando rifece il Teatro - Pianta ricavata al possibile da diversi fragmenti che stanno sotto le Case del contorno, quali Case stanno sulle dette reliquie per diligenza ed accuratezza del Sig. Arcangelo Gogliolmelli nostro Architetto", "Facciata della Chiesa si S. Paolo de' PP. Teatini - Atrio del tempio di Castore e Polluce"; alla giornata terza, tavola raffigurante la guglia o obelisco dell'Immacolata: "Coeli Terrequae [sic, la terraeque] Reginae potentissimae Primigeniae labis experti Mariae Virgini Deiparae Totius Regiae Ditionis Patronae principi ad Regnantum [sic, ma regnandum], Urbisque Tutamentum et gloriam Pyramis erecta"; alla giornata quinta, "Fontana Fonseca", "Facciata del Regio Palazzo"; alla giornata sesta, anziché, secondo la corretta collocazione, alla giornata nona, "Veduta della piaggia di Chiaja e di Posillipo"; alla giornata settima, "Pianta dell'academia Napoletana detta li studii nuovi", "Prospetto dell'academia Napoletana detta li studii nuovi", "Theatro letterario dove si fanno gli atti pubblici", "Saggio delle nostre Catacombe di Napoli non potendosi senza gran fatica e tempo delineare tutto dato dal Sig. Arcangelo Gogliolmelli". Titolo completo: Delle notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli, per gli signori forastieri; date dal canonico Carlo Celano Napoletano, divise in diece giornate, in ogni una delle quali si assegnano le strade, per dove assi a camminare; in questa terza edizione corrette, ed accresciute (dieci tomi impressi fra il 1758 e il 1759). 

                                                                                   € 2.700,00

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